Daniele

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Un'esperienza che non dimenticherò

Mi chiamo Daniele e ho 45 anni, sono sempre stato un ragazzo vivace e amante della vita.  La mia personalità timida, sensibile e introversa ha fatto sì che fossi oggetto di scherno, anche a causa della mia corporatura esile, che diminuiva di fatto quella immagine di me stesso già poco forte e chiara.

La mia più grande passione è sempre stata l’informatica, una volta diplomatomi decisi quindi di iscrivermi alla facoltà di scienze dell’informazione sostenendo alcuni esami; mi resi conto però che era dura, un po’ per quella mia non serenità interiore e in parte perché mi mancavano le basi di matematica. Decisi quindi di andare a lavorare, dapprima come magazziniere in varie società, poi finalmente riuscii a trovare un posto come tecnico informatico in una multinazionale; correva l’anno 1999.

I primi anni di lavoro sono stati stimolanti, poi con l’avvento della crisi l’azienda ha iniziato a tagliare posti e il carico di lavoro, e di conseguenza lo stress, aumentavano di giorno in giorno, le pause erano praticamente diventate inesistenti. Insomma, per me era diventato un delirio quel luogo di lavoro, lo vedevo anche dalle facce dei miei colleghi.

Tenevo duro perché non sapevo che fare. Mi ricordo che tornavo dal lavoro e dalla stanchezza facevo fatica a vedere la strada. Chiedevo supporto ai miei genitori, i quali mi dicevano di tenere duro, ma le mie energie giorno dopo giorno diminuivano sino a che tra me e me mi dissi: “Basta, io getto la spugna”.

Da quel preciso istante in cui lo pensai crollai in un profondo buco nero. Un’ansia inimmaginabile mi avvolse tanto da non permettermi di non pensare ad altro se non a quella bestia nera. Il mio unico desiderio era quello di liberarmene, ma più pensavo a come liberarmene più prontamente si ripresentava. Passai quasi due anni a letto in una sorta di morte apparente. Le energie venivano bruciate tutte da quella bestia. La mia anima non aveva respiro. Iniziò così il mio Calvario, come se un terremoto di forza mai udita si fosse scatenato in me. Tutto spazzato via in un nanosecondo, lasciando spazio a dubbi paure e confusione totale.

Mi ricordo che i miei genitori mi portarono da diversi psichiatri ma l’ansia che mi corrodeva l’animo non mi permetteva di capire nulla di quello che mi dicessero. I farmaci che mi davano non servivano a placare il mio malessere, sino a quando conobbi il training autogeno. Fu un’amica di mia madre a suggerirmi di andare da uno psicoterapeuta che mi fece scoprire il training autogeno ed in più mi dette un ansiolitico.  Iniziai a sentirmi subito meglio, ad avere la sensazione di respirare di nuovo, ma era solo l’inizio di un lento e graduale percorso, che sto ancora facendo. C’è una parte buona in tutto questo: ho conosciuto l’Amore per una donna!

Oramai mi trovo agli sgoccioli di questo periodo di contratto a tempo determinato della durata di due anni. Un vero lavoro che, devo dire, mi ha messo a dura prova nel bene e nel male.

Le difficoltà maggiori riscontrate sono state causate dalle mie insicurezze e alla paura di sbagliare, dovute in parte al nuovo lavoro mai svolto prima e alla maggiore pressione rispetto ai tirocini riabilitativi.

Devo sinceramente ringraziare i miei Supervisor, sempre disponibili e attenti nel formarmi, non da meno vanno i miei più sentiti ringraziamenti ai Tutor di Job Stations, alla loro preparazione e disponibilità nell’aiutarmi nei momenti più critici e ai colleghi di lavoro con cui ho potuto condividere le esperienze e risolvere i dubbi.  Tutte persone che non dimenticherò.

Un sentito ringraziamento con tutto il mio cuore a tutti quanti, per avermi dato la possibilità di ritrovare un motivo per andare avanti, e per sentirmi utile a qualcosa in questo mondo.

Daniele, Job Stationer in Fondazione Bertini da quattro anni