Giuseppe

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Un match perfetto tra abilità e disabilità

Possono essere individuati molteplici aspetti che fanno di Job Stations un progetto di successo. Mi limito ad individuarne due che ritengo fondamentali.

In primo luogo, il modello Job Stations funziona perché il collocamento della persona è studiato tenendo in considerazione le competenze e le aspirazioni della stessa e le esigenze dell’azienda, operando un match tra le caratteristiche del candidato e le mansioni che dovrà ricoprire.

In secondo luogo, la persona non è lasciata mai sola ma accompagnata nel suo reinserimento lavorativo da Tutor che, all’interno del contesto Job Stations, supportano i lavoratori e li aiutano a ritrovare fiducia in loro stessi e nei loro mezzi. La persona all’interno di Job Stations riesce a ritrovare sé stessa in maniera graduale, con i propri tempi, in un ambiente nel quale può sentirsi più a suo agio, il che risulta fondamentale nel recupero delle proprie abilità lavorative.

Nella Job Stations Bertini c’è una frase scritta che sintetizza molto bene questo aspetto: “C’è chi ti dice ce la farai, c’è poi chi ti abbraccia e ti sussurra ce la faremo!”

La mia esperienza inizia dopo un percorso di formazione che aveva l’obiettivo di formare esperti nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (rientrano nella categoria dello svantaggio persone con disabilità, ex-detenuti, migranti, etc.).

Non avendo una formazione universitaria in materie educative o una laurea in psicologia, per me è stato di fondamentale importanza prima frequentare un corso di formazione specialistico “Esperto nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati”  e poi iniziare il lavoro in affiancamento ad una Tutor esperta che uniti al learning by doing mi hanno permesso di acquisire passo dopo passo le capacità necessarie per svolgere il ruolo di Tutor. Ho sempre desiderato lavorare con le persone e per le persone, essere parte di processi virtuosi in grado di creare valore per la nostra società, perché per me rappresenta l’essenza stessa del lavoro in qualsiasi settore esso si declini. Ridare speranza a chi credeva ormai di averla persa, sentire parlare le persone di futuro, del loro lavoro di nuovi rapporti amicali, gli innumerevoli grazie, ti fa sentire veramente parte di un qualcosa, di un cambiamento reale, di una nuova vita che queste persone attraverso Job Stations stanno iniziando.

L’esperienza più significativa riguarda il percorso di un ragazzo con un ottimo curriculum studiorum. Il suo iniziale inserimento aveva subito una battuta di arresto dopo circa 12 mesi. Le attività e i compiti assegnati dal suo Tutor aziendale venivano svolti con fatica e in alcuni casi non riusciva a rispettare le scadenze assegnate. Lo sviluppo delle sue competenze sulle mansioni non raggiungeva i risultati previsti, nonostante le potenzialità e le capacità della persona. Questo aveva notevoli riflessi sul suo benessere psichico e le richieste d’aiuto erano frequenti rilevando un forte disagio nel lavoratore che non viveva la sua giornata lavorativa in maniera serena. L’epilogo ha portato all’interruzione del progetto, ma noi Tutor, così come l’azienda, convinti delle capacità, abbiamo ripensato ad un suo ri-collocamento in un nuovo team e su diverse mansioni. Il match è risultato perfetto, in pochissimo tempo il lavoratore ha ritrovato coraggio, autostima. Senza dubbio è stata la persona che più di tutte ha trovato la sua professione e il suo “posto”, bruciando tutte le tappe, e pensiamo che come in tutte le più belle storie questo matrimonio sarà destinato a durare a lungo. Tutto questo ha avuto risvolti importanti ed evidenti sulla sua salute, il miglioramento delle sue performance lavorative è coinciso con una diminuzione dell’ansia, un aumento delle capacità relazionali e una maggiore autonomia.

Giuseppe, Tutor di Fondazione Bertini da tre anni